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Vivi sempre di corsa? Ritrova la calma e la gentilezza verso te stesso nell’era digitale! Scopri il libro di Franco Bruno “Abitare il momento presente“: manuale pratico per percorsi di mindfulness. Una guida passo dopo passo tra Mindfulness, Compassione e Crescita Personale per il nostro benessere fisico emotivo e mentale.

Accompagno chi si sente sopraffatto dai ritmi quotidiani e dal giudizio personale, che sta attraversando un periodo di forte stress, ansia, sovraccarico emotivo, a lavorare per ritrovare la calma interiore e un dialogo interno gentile, attraverso pratiche di consapevolezza.

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La crescita è un processo continuo nel quale si tende senza sosta a livelli più grandi di appartenenza e al tempo stesso di maggiore differenziazione […]. Quanto più abbiamo il coraggio di appartenere, tanto maggiore sarà la nostra libertà di essere indipendenti. Più è grande la nostra capacità di differenziarci, più saremo liberi di appartenere (Carl A. Whitaker)

INCONTRI DI MINDFULNESS GENTILE online

Le sessioni si terranno online settimanalmente tramite la piattaforma Zoom. Ogni volta la pratica sarà dedicata a una tematica legata alla consapevolezza e al suo impatto nella quotidianità. Meditiamo per sviluppare presenza e attenzione e per coltivare le risorse positive di cura che sono dentro di noi. Meditare insieme è un modo per dare fiducia, umanità e intensità alla nostra motivazione.
Durante gli incontri su base prevalentemente esperienziale si sperimenteranno

-tecniche utili per sviluppare calma e stabilità mentale
-tecniche per sviluppare la consapevolezza degli schemi automatici nell’interazione con l’ambiente
-procedure per gestire le emozioni spiacevoli e mantenere un equilibrio interiore

Mindfulness significa consapevolezza e attenzione piena, qualità naturali che possono essere coltivate attraverso le pratiche di meditazione. È un’attitudine che si può apprendere e sviluppare come un’abilità indipendente, per mantenere attenzione, momento per momento, in modo intenzionale e non giudicante, verso ciò che accade dentro e fuori di noi. Esistono varie tradizioni di meditazione, in oriente e in occidente, antiche e più recenti; un tratto comune è che la meditazione inizia con una modalità di percepire il mondo interno e esterno facendosi guidare meno dalle abitudini nocive e dal pensiero giudicante.

La Mindfulness Self-Compassion (gentilezza verso se stessi e altri) si riferisce a quella caratteristica innata degli umani che include sia le emozioni (il sentire) sia la consapevolezza (ciò che accade) sia la motivazione altruistica (essere di aiuto).

La conduzione degli incontri di studio e pratica online su Zoom è affidata al dott. Franco Bruno, Master 2° livello in Psicologia, Istruttore di Mindfulness Based Programs (MBSR) e Mindfulness Self-Compassion Programs (MSC).

WhatsApp 3356330139

Gli incontri sono offerti senza un costo prefissato. E’ molto apprezzato un contributo, sotto forma di donazione, a sostegno dell’iniziativa e copertura dei costi organizzativi

Insegnanti accreditati

MINDFULNESS: CONSAPEVOLEZZA E BENESSERE

Il modulo “Mindfulness: consapevolezza e benessere”, organizzato in forma teorico-esperienziale, è rivolto a operatori della salute e educatori, e a quanti intendono acquisire e arricchire gli strumenti psico-educazionali per il benessere fisico e mentale, attraverso le pratiche di consapevolezza personale e relazionale.

Un volume crescente di prove scientifiche conferma la realtà di una profonda connessione tra la mente e il corpo, e riconosce che la conoscenza e la pratica della presenza mentale possono avere un’influenza positiva sulla percezione della salute e del benessere fisico, mentale, e emotivo. Secondo l’esperienza di numerosissimi praticanti, la prospettiva della mindfulness promuove l’apertura di una mente riflessiva, consapevole, fiduciosa e ricettiva verso nuove esperienze. Essa contribuisce ad attenuare la tensione provocata dal sentirsi costretti a raggiungere sempre e comunque un risultato, e soprattutto a ridurre le forme inefficaci e dispendiose di controllo rigido e automatico, con impatti sul benessere dell’organismo e sul comportamento (Giommi, in Segal et al., 2002). Le evidenze attuali suggeriscono inoltre l’esistenza di un’associazione inversa tra mindfulness e strategie inefficaci di evitamento, e che gli interventi mindfulness-oriented possono sostenere la resilienza psicologica in maniera analoga, se non migliore, rispetto ad altri approcci di cura (Chiesa, et. al., 2014).

Obiettivi attesi
  • Conoscere le prospettive teoriche e pratiche della mindfulness, con riguardo allo sviluppo personale e alla sintonia relazionale
  • Sviluppare attenzione aperta al corpo, alla mente e alle emozioni, e alle loro interazioni nel momento presente
  • Sperimentare equilibrio e calma mentale attraverso esperienze degli aspetti meditativi e psico-educazionali della mindfulness
  • Apprendere strategie efficaci per mobilitare le risorse interne ed esterne, attraverso la costruzione di nuove e salutari consapevolezze personali
Metodologia e strumenti

–       Tecniche corporee (respirazione, attenzione, consapevolezza corporea)

–       Tecniche induttive (rilassamento, immaginazione, presenza mentale)

  • Sperimentazione ed elaborazione personale
  • Tutoraggio online e supervisione

La conduzione degli incontri di studio e pratica online su Zoom è affidata al dott. Franco Bruno, Master 2° livello in Psicologia, Istruttore di Mindfulness Based Programs (MBSR) e Mindfulness Self-Compassion Programs (MSC)

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Recensioni

Pensare significa oltrepassare (E. Bloch, Il principio speranza)

Pensare significa oltrepassare (E. Bloch, Il principio speranza)

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Mindfulness

Emozioni e Resilienza

Le emozioni non nascono dal nulla, sono il risultato di come si valutano gli stimoli dell’ambiente in relazione a sé, ed a come si risponde a essi; a loro volta, le risposte condizionano valutazioni e risposte successive, in un processo cognitivo-affettivo-ambientale i cui termini si influenzano reciprocamente (Costantino et. al. 2009). Così come un individuo può giungere a “crearsi” gli eventi stressanti (interni) che conducono a uno stato di disagio, lo stesso può impegnarsi nel dare spazio all’intervento di mediatori che possono portarlo a un cambiamento psicologico. I mediatori psicologici giocano un ruolo fondamentale nel determinare le reazioni allo stress; per questo motivo, ogni intervento che abbia l’obiettivo di rafforzare le competenze di fronte alle situazioni problematiche, condurrà ad incrementare, a fronte di compiti sempre più complessi, componenti cruciali come la capacità di empowerment, il locus of control interno, il livello di auto-efficacia e di capacità di scelta (Malaguti, 2005).
I principali mediatori psicologici possono essere individuati nelle aspirazioni, nei valori, nelle abilità personali, nel senso d’identità stabile. Un’attenzione particolare merita la dimensione di senso, nello specifico il senso di coerenza, considerata quale epicentro di tutto il complesso sistema di risposte psicologiche a disposizione dell’individuo adulto per far fronte agli eventi di vita stressanti (Magrin, M.E., et al., 2006). Come si illustrerà di seguito, molte tra queste risorse interiori di resilienza e di rivisitazione della situazione presente possono essere influenzate positivamente attraverso pratiche che, come la mindfulness, accrescono la capacità autoriflessiva e la risposta consapevole. La sintesi personale tra accettazione e cambiamento è promossa da tecniche che fanno argine all’auto-svalutazione della persona e che, verosimilmente, portano all’acquisizione di nuove capacità di adattamento e di crescita.
Nell’ambito della psicologia contemporanea, a partire della fine del secolo scorso si è sviluppata la prospettiva della psicologia positiva, che mira a incentivare le potenzialità e le risorse personali della persona, in luogo del porre l’attenzione soltanto ai suoi deficit (Seligman, et. al., 2000). Inoltre, un grande rilievo viene dato alle relazioni interpersonali e ai contesti di vita. Essa ha come obiettivo un sano sviluppo personale e, pur non negando le difficoltà, gli ostacoli e le sofferenze, pone l’accento sulle capacità di superarli e sviluppare le parti sane della persona, a tutte le età. Infatti, la psicologia non si deve occupare soltanto del disagio, della sofferenza e del disordine mentale, ma anche di tracciare una mappa esauriente dell’esistenza e delle relazioni umane. La psicologia positiva si propone quindi di focalizzare l’attenzione sulle competenze, le motivazioni, i punti di forza e di eccellenza.
A livello individuale sono considerati aspetti come l’apertura verso il futuro, la flessibilità e la capacità relazionale, la perseveranza, la sensibilità estetica, la saggezza. A livello interpersonale e sociale, sono in gioco processi connessi con l’altruismo, la tolleranza, il senso del dovere e la responsabilità.
Nel filone della psicologia positiva, ma anche in altri approcci come la psicologia umanistica e la psicologia di comunità, negli ultimi anni ha ricevuto crescente attenzione il costrutto di resilienza (dall’inglese resilience), termine mutuato dalla scienza dei materiali, che indica la capacità di resistere allo stress, e insieme di esprimere forme di adattamento funzionali nelle condizioni avverse. Si tratta della capacità delle persone di far fronte in modo soddisfacente alle avversità, e di uscirne rafforzati. Questa competenza è rivolta sia all’integrità personale, sia a contrastare e ridurre gli esiti affettivi ed emotivi in occasione di eventi traumatici (lutti, incidenti gravi) o situazioni difficili e penose, soprattutto se prolungate nel tempo (disabilità, dolori cronici). Conoscere i meccanismi che permettono di prevenire e superare più agevolmente queste difficoltà è un passo nella direzione di poterne far uso quando necessario (Cyrulnik, et al., 2005). Il fronteggiamento e la gestione delle situazioni fa parte dei molteplici compiti di sviluppo di un essere umano, il quale, fin dall’infanzia e soprattutto in momenti cruciali di passaggio, si trova a interagire con richieste di mettere in opera, di volta in volta, condotte e atteggiamenti secondo gli standard personali e sociali della propria cultura.
Il concetto di resilienza si lega a quello di adattabilità attiva, determinata schematicamente dell’interazione tra due ordini di fattori, che si presentano sempre in combinazione tra loro: da un lato, i fattori di rischio, dall’altro i fattori di protezione, presenti entrambi a livello individuale e nell’ambiente. In generale, essa è indicata come una capacità molto variegata, in cui possono essere inquadrate aree di efficacia crescente, (passando da “evitare”, ad “affrontare”, a “superare”), che consentono all’individuo di vivere al meglio delle proprie possibilità le diverse situazioni, di ottimizzare le proprie risorse e di ottenere sostegno dall’interazione sociale e ambientale.
Nel buddhismo classico lo sviluppo della consapevolezza nella propria vita è sostanzialmente associato con uno sviluppo etico, consistente in una “protezione” verso se stessi e poi verso gli altri (in termini di pazienza, rifiuto della violenza, gentilezza e compassione). Tale sviluppo etico, che nasce anche dalla consapevolezza di un comune destino, e quindi di un’intensa interdipendenza tra tutti gli esseri (umani e non solo) è essenziale nell’orientamento della condotta, fino alla distinzione tra piacevole/utile, da un lato, e spiacevole/dannoso, dall’altro. In altre parole, dal punto di vista della tradizione, un certo grado di sviluppo etico è ritenuto necessario per la maturazione di una pratica di mindfulness non sterile, ma feconda per l’esperienza umana (Kramer, 2008).
Devono quindi essere prese in considerazioni alcune importanti pre-condizioni: in accordo con la prospettiva classica, tale concetto non può essere separato da altre qualità come la coltivazione della conoscenza, le emozioni positive e le condotte costruite sulla ricerca etica. In effetti, attenzione e consapevolezza non sono peculiari solo della mindfulness, ma fanno parte di qualunque stato mentale discriminativo: anche un cecchino è attento al momento presente e consapevole del suo stato!
In questo senso gli approcci alla mindfulness sono pratiche di resilienza, forme di allenamento personale a un diverso rapporto con i fenomeni e i contenuti dell’esperienza. In queste esperienze l’obiettivo non è resistere o tentare di riconquistare una mitica forma originaria ma, al contrario, è riuscire a vedere con più chiarezza il divenire di ogni forma prodotta dalla mente nell’interazione con il mondo.
La resilienza, da questo punto di vista, è l’esito di un processo cumulativo generato mediante la familiarità con la mente e i suoi fenomeni. Un processo, governato da una posizione soggettiva che non si sottrae all’incertezza e alla precarietà intrinseca dell’esperienza umana, ma anzi costantemente aperto ad esse. Il punto di partenza per tale risultato è una sorta di umiltà, di disposizione alla vita in cui il soggetto assume in pieno i propri limiti e vuole comprendere le proprie risorse. La pratica della mindfulness come familiarizzazione con le pulsazioni della mente-corpo, può prolungarsi nella vita, al di fuori della pratica, come capacità riflessiva di ristrutturare flessibilmente e con continuità i rapporti con il mondo, in termini sia cognitivi sia somato-emozionali. Una capacità riflessiva che può estendersi ai fatti della vita, anche duri e sgradevoli, perseguendo una resilienza che ci permetta non solo di “rimbalzare” o “galleggiare” rispetto alle avversità, ma soprattutto di saperle comprendere e trasformare.

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Mindfulness

Meditare camminando

Diversamente da quando camminiamo per andare da qualche parte, per fare attività fisica o per il semplice di passeggiare, si potrebbe usare tale attività fisica come supporto alla meditazione. Meditare camminando può insegnare a costruire un nuovo rapporto con noi stessi.

La camminata meditativa non ha nè una meta nè uno scopo preciso; va assaporata nel presente, nel qui e nell’ora.

Mettere un piede davanti l’altro significa entrare in sintonia profonda con il presente, il luogo in cui tutto accade ed in cui ogni cosa è perfetta. Significa inoltre recuperare una certa forma di semplicità, virtù fondamentale per accedere alla parte più profonda di sè.

Camminare significa anche coinvolgere il proprio corpo in questa ricerca e scegliere di dedicare tempo a conoscerlo. Significa apprezzare la gioia della lentezza e del raccoglimento. Significa andare da qualche parte, ma anche essere in cammino. Significa aprirsi al mondo e accettare le cose così come sono, senza filtri. Significa concedersi un’occasione impareggiabile per scoprire la natura e lasciarsi ispirare da essa.

Camminare con consapevolezza significa, infine, andare alla ricerca di se stessi. Scoprire la propria vera natura. E’ come partire per un pellegrinaggio alla riconquista della propria anima.

Gli antichi Greci insegnavano passeggiando; i monaci, nei chiostri dei monasteri associavano (e continuano ad associare) la preghiera all’atto di camminare. Da sempre, pellegrinaggi e lunghe camminate inducono gli uomini alla meditazione. Poeti e artisti hanno sempre amato camminare, perdersi nella semplicità di questo gesto capace di riempire il corpo e liberare la mente. Kant adorava passeggiare nei giardini di Konigsberg; il giovane Rousseau non esitava a spostarsi a piedi, da Annecy a Torino, da Parigi a Chambéry. Nietzsche amava le escursioni sulle alte montagne dell’Engadina, mentre uno dei miei autori americani preferiti, Thoreau, usciva ogni giorno per andare a fare una passeggiata nei boschi.

Sono assolutamente convinto che tutti, ciascuno di voi, nella sua vita abbia avuto l’esigenza di interrompere ciò che stava facendo per poter uscire all’aria aperta e camminare. Nei paesi anglofoni c’è una frase idiomatica che rappresenta anche figurativamente questo stato d’animo: “take a walk”, ovvero uscire a farsi una passeggiata.

Ogni essere umano muove i primi passi decidendo deliberatamente di abbandonare la comoda culla o la calda copertina per iniziare un processo di ricerca esplorazione e apprendimento, faticoso e complesso processo cognitivo che risulterà essenziale per il pieno sviluppo delle nostre attività fisiche e mentali.

Da azione goffa e difficoltosa diventa in età adulta un vero e proprio automatismo, un gesto così naturale che non nessuno si chiede più “quale piede devo muovere?”. Questo movimento perfettamente automatico richiede solo una piccolissima parte della nostra attenzione, quanto basta per badare a dove stiamo appoggiando i piedi. E’ per questo che la camminata può rivelarsi un sostegno ideale per la meditazione. Proprio così: non è necessario essere immobili, si può benissimo meditare anche in movimento!

La maggior parte delle volte, tuttavia, ci mettiamo in cammino spinti da un obiettivo preciso e dalla volontà di arrivare da qualche parte e quindi non riusciamo ad apprezzare ciò che il presente ha da offrirci nell’istante in cui compiamo ogni singolo passo.

E se invece provassimo a camminare nel più semplice dei modi? A camminare per il semplice piacere di farlo concentrandoci sui nostri movimenti? Davanti a noi potrebbe aprirsi una nuova strada, un meraviglioso percorso verso la meditazione! Passo dopo passo, potremmo scoprire una moltitudine di sensazioni rimaste finora sepolte sotto il peso delle nostre agende sempre troppo cariche di impegni.

Del resto, riuscirci è facilissimo: dovremo soltanto dimenticare gli altri obiettivi e limitarci a camminare. Camminare e basta, per accrescere la nostra consapevolezza e scoprire che, più della meta, ciò che conta è il cammino. 

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Mindfulness Recensioni

La mindfulness come strumento per ridurre lo stress

Lo stress cronico è causa di modificazioni neuronali che rinforzano i circuiti dello stress. La pratica della mindfulness è  uno strumento psicoeducativo essenziale per la riduzione dello stress. Attraverso i protocolli mindfulness-based si impara a non alimentarlo. Un percorso di otto settimane insegna pratiche meditative per riuscire a relazionarsi alla realtà in modo differente. Il risultato, se la pratica è costante, è di abbassare i livelli di allarme e di ansia, con benefici per il sistema immunitario e cardiocircolatorio.

Tutto questo funziona, a patto che non approcciamo la pratica della mindfulness come uno stressor. Può succedere che le persone inizino un percorso per la riduzione dello stress al culmine di un periodo faticoso. Schiacciate dalla fatica e da un senso di non farcela più ad affrontare tutto (casa, lavoro, figli, partner).

La mindfulness si propone come uno strumento per uscire dal circolo vizioso dello stress. Salvo essere inserita in una lista di cose-da-fare. In una giornata piena di impegni, può essere concretamente difficile trovare uno spazio per sedersi a meditare per 20-30 minuti. Le cose da fare sono tante, con tragitti di ore  nel traffico cittadino. Attività proprie e degli altri membri della famiglia. Lavori da consegnare.

Meditare può sembrare una perdita di tempo. C’è un’urgenza di stare meglio, ma non si è disposti a cambiare nulla dell’organizzazione della propria giornata.  Pensare di ottenere rapidamente risultati per ridurre lo stress significa aumentare lo stress!  Se ci avviciniamo alla pratica pensando “devo praticare”, presto svilupperemo avversione e non inizieremo mai veramente a meditare.  Per praticare la consapevolezza,  è necessario  sostenere la  nostra motivazione con senso di responsabilità. Scegliamo di coltivare la consapevolezza e il nostro benessere, mettendo un “voglio praticare” al posto di “devo praticare”.

Ciò che funziona è fermarsi, rallentare, e fidarsi della pratica. Darsi il permesso di non dover essere sempre efficienti e produttivi.

Il being mode

Meditare significa semplicemente essere. Non c’è niente da fare. Nessun risultato da ottenere. Solo sedersi ed osservare la mente secondo il being mode di cui parla Kabat-Zinn. Nella modalità dell’essere (being mode) non c’è nessuna attività produttiva. L’unica cosa da fare è essere pienamente presente nel qui ed ora. Le pause che ci ritagliamo per meditare ci educano a lasciar andare le cose da fare, a lasciar andare i problemi e le preoccupazioni.  E anche lasciar andare la fretta, le aspettative persino sugli effetti della pratica!

Questo significa essere disposti a rivedere le proprie priorità. Ci sono cose importanti nelle nostre vite da cui non possiamo prescindere. Ma possiamo decidere quanto tempo dedicargli. E il nostro benessere, che posto ha? E’ importante prendercene cura? Quanto tempo vogliamo dedicare alla cura di noi stessi?

Scrive Corrado Pensa  a proposito della pratica meditativa:

Di solito l’abitudine alla reattività porta a chiedersi quando si cesserà di soffrire. In quel caso abbiamo già rinunciato alla comprensione, perchè dopo aver detto che c’è sofferenza ci chiudiamo subito in un atteggiamento di avversione.

Comprensione vuol dire invece portare la consapevolezza non giudicante sulla sofferenza, al fine di comprendere in maniera viva e immediata le sue cause. E per raggiungere tale scopo abbiamo bisogno di addestramento, e la meditazione è la via principale.

(da Il silenzio tra due onde )

L’unica urgenza che ha senso, nell’approcciare la mindfulness, è quella intesa come importanza del prendersi cura di sè.

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Mindfulness

Le origini della mindfulness

L’esperienza della mindfulness elaborata da Kabat- Zinn inizia nel 1979. Biologo presso la School of Medicine dell’Università del Massachusetts, Kabat-Zinn sviluppa un protocollo per introdurre la meditazione come intervento di supporto in contesti clinici .

Praticante di yoga e meditazione vipassana, Kabat-Zinn arriva a sviluppare il protocollo MBSR come strumento in contesti clinici, partendo dall’esperienza personale di come la pratica della meditazione influenza la nostra relazione con il dolore, col disagio e con lo stress.

La mindfulness e i protocolli mindfulness-based entrano a far parte della cosiddetta medicina comportamentale o medicina integrativa. A partire dagli anni ’90, il programma MBSR viene adottato in oltre 240 cliniche ed ospedali in USA ed in Nord Europa.  L’ampia diffusione del primo libro divulgativo di Kabat-Zinn, “Vivere momento per momento”, e la partecipazione ad un programma televisivo molto seguito (Healing and the Mind) , rendono il protocollo MBSR uno strumento molto conosciuto ed applicato.

Ma il punto di forza del protocollo, a parte la grande popolarità mass-mediatica, è il fatto che Kabat-Zinn e la sua equipe ne hanno studiato scientificamente l’efficacia sin dall’inizio della sperimentazione. Esistono moltissimi studi scientifici a sostegno dell’efficacia della mindfulness e del protocollo, nella riduzione dello stress e nella capacità di stabilire un contatto diverso col proprio corpo.

I pazienti che soffrono di dolori cronici sono i primi ad entrare nel programma MBSR elaborato da Kabat-Zinn. In una condizione cronica, la pratica della mindfulness si rivela uno strumento efficace per modificare la relazione con ciò che sentiamo e viviamo. La meditazione è quindi un intervento di gestione di autoregolazione dello stress,  che incide significativamente sulla risposta agli eventi. Davanti ad uno stimolo, seppure spiacevole e doloroso, si impara a liberare uno spazio di osservazione, che ci consente di elaborare una risposta consapevole. Diventa così possibile gestire il dolore e la sofferenza, anzichè subire passivamente.

Il protocollo MBSR viene oggi applicato ad un gran numero di patologie mediche: patologie psicosomatiche, cardiache, dolore cronico, fino alle sindromi cliniche di disagio mentale come i disturbi d’ansia , depressione e disturbi alimentari.L’efficacia del protocollo MBSR ne favorisce la diffusione e l’applicazione anche in contesti non clinici: in campo educativo e riabilitativo, in campo organizzativo e sportivo.