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Cultura digitale

Mente e coscienza

Stiamo vivendo in un’epoca di cambiamenti profondi, che ci lasciano disorientati, perché non riusciamo bene a immaginarci dove andremo a finire.

Questi cambiamenti hanno in buona parte a che fare con i media digitali, un’espressione che indica sostanzialmente l’insieme dei molti dispositivi e servizi di cui ci serviamo in ogni momento della giornata e in ogni circostanza.

Questo post è dedicato a tutti coloro che si pongono delle domande, che si chiedono se possiamo fare qualcosa per arginare i danni…

Il punto di partenza è il concetto di mente estesa, in quanto gli smartphone, i tablet, Google ecc. sono tutti elementi che ormai fanno parte a pieno titolo della nostra mente e che l’hanno modificata. Non possiamo più considerarli oggetti esterni alla nostra persona.

“Mi chiedo quanto può considerarsi reale il comportamento di un agente-robot?”
“Se con reale intende fisicamente e mentalmente posto nel nostro mondo mai, ma come entità che ha comportamenti, credenze,
capacità, scopi e possibilità di scelta è fortemente associabile a ciò che avviene nel reale”.

“Comunque adesso devo fare in fretta… Stanno per ritirarci tutti. Io sono stato fortunato a trovare buone ragioni per vivere. la matematica… la poesia… voi, i miei primi e più cari amici. Ma ci ritirano tutti lo stesso, per riprogrammarci. Ripristino, lo chiamano. Inorridisco all’idea, come faresti tu. Voglio essere quello che sono, io, quello che sono stato. La mia intera vita è stata salvata altrove… quindi sono sicuro che vi ricorderò per sempre… e spero che ascolterete un’ultima composizione in diciassette sillabe… Dovete credermi, non c’è alcun senso di trionfo, solo rimpianto”.
L’autunno a noi
promette primavera
a voi l’inverno.

(Ian McEwan, Macchine come me)

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Cultura digitale Formazione

Il lato nascosto della rete

E’ in atto una mutazione profonda della partecipazione sociale, che passa attraverso i media caratterizzati da interattività, immersività e connettività permanente e globale.
Il web rappresenta un modello pluralista e democratico, molto bello perché può dar voce a chiunque, ma anche profondamente violento e malato in molte sue componenti.
Ma la rete non è né l’inferno, né il paradiso: è una piazza neutra, ed ognuno sceglie a quale discorso vuole prendere parte e con chi. Come per i libri o i video generalisti, prendiamo quelli che preferiamo e, se graditi, li lasciamo entrare nel quotidiano, nei giudizi, nelle azioni, altrimenti si dimenticano presto e va bene così.

Il fatto che molti possano esprimersi, farsi ascoltare e entrare in pubblico dibattito non pone alriparo dalla presenza di tante assurdità. Vi è però il lato positivo della necessità di essere attenti, scettici, di cercare riferimenti incrociati, di trovare da soli ciò che ci serve.
È una battaglia che si gioca su un piano molto insidioso e la posta in gioco è il recupero della cultura e del suo senso, della dignità del reale, della relazione diretta “corporea”, recupero del senso dialogico e dialettico da persona a persona. La cultura deve poter migliorare la qualità della vita, la propria singolarissima vita, che è anche vita di relazione, vita di affetti, vita politica e di partecipazione. C’è bisogno di persone che sappiano pensare fino in fondo i loro pensieri, che amino studiare, che non sfuggano il contatto con l’altro e che sappiano contrattare le reciproche intolleranze senza odio e paura, perché vogliono edificare nella relazione. È possibile? Io penso di sì.
Il web è solo uno strumento e un ponte, non uno scopo, e infine somiglia a chi sei tu.
(dal blog Manuale Inapplicabile).