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Mindfulness

Mente estesa e Mindfulness

La pratica della presenza mentale è stata introdotta in forma codificata dal dottor Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni 70 del secolo scorso, come protocollo per la riduzione dello stress. Il modello della extended mind (mente estesa) è stato sviluppato da Andy Clark e David Chalmers alla fine degli anni 90. L’uso di artefatti esterni a supporto dei processi cognitivi, costituisce un processo ampliato e, nello stesso tempo, non più scindibile.
Il possibile legame tra l’approccio alla vita mentale introdotto dalla Mindfulness e la prospettiva culturale e psico-sociale della mente estesa, sta nel cercare saggezza e consapevolezza non più solo nelle esperienze individuali ma anche nel mondo in cui conduciamo le nostre esistenze.
Una coscienza non solo interna alla mente, ma comprensiva di tutto ciò che ci circonda: corpo, relazioni, ambiente naturale e culturale.
Questo può essere arricchito enormemente attraverso gli strumenti che le nuove tecnologie digitali in rete mettono a disposizione, inclusa anche la realtà virtuale.

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Cultura digitale Formazione

Il lato nascosto della rete

E’ in atto una mutazione profonda della partecipazione sociale, che passa attraverso i media caratterizzati da interattività, immersività e connettività permanente e globale.
Il web rappresenta un modello pluralista e democratico, molto bello perché può dar voce a chiunque, ma anche profondamente violento e malato in molte sue componenti.
Ma la rete non è né l’inferno, né il paradiso: è una piazza neutra, ed ognuno sceglie a quale discorso vuole prendere parte e con chi. Come per i libri o i video generalisti, prendiamo quelli che preferiamo e, se graditi, li lasciamo entrare nel quotidiano, nei giudizi, nelle azioni, altrimenti si dimenticano presto e va bene così.

Il fatto che molti possano esprimersi, farsi ascoltare e entrare in pubblico dibattito non pone alriparo dalla presenza di tante assurdità. Vi è però il lato positivo della necessità di essere attenti, scettici, di cercare riferimenti incrociati, di trovare da soli ciò che ci serve.
È una battaglia che si gioca su un piano molto insidioso e la posta in gioco è il recupero della cultura e del suo senso, della dignità del reale, della relazione diretta “corporea”, recupero del senso dialogico e dialettico da persona a persona. La cultura deve poter migliorare la qualità della vita, la propria singolarissima vita, che è anche vita di relazione, vita di affetti, vita politica e di partecipazione. C’è bisogno di persone che sappiano pensare fino in fondo i loro pensieri, che amino studiare, che non sfuggano il contatto con l’altro e che sappiano contrattare le reciproche intolleranze senza odio e paura, perché vogliono edificare nella relazione. È possibile? Io penso di sì.
Il web è solo uno strumento e un ponte, non uno scopo, e infine somiglia a chi sei tu.
(dal blog Manuale Inapplicabile).